Migliaia di persone hanno invaso le strade nel centro di Minneapolis per protestare contro l’amministrazione Trump e il giro di vite contro i migranti che ha portato alla morte di due cittadini americani. L’ampia partecipazione è arrivata in risposta all’appello per una giornata di mobilitazione, definita un “national shutdown” in varie città degli Stati Uniti tra cui New York. La folla sfida il gelo muovendosi lentamente al canto di “Di chi sono le strade? Le Strade sono nostre”. Altre centinaia di persone seguono la protesta con cartelli anti Ice dalla Skyway, la rete di tunnel sopraelevati che collegano i palazzi del centro.
Intanto Bruce Springsteen è a Minneapolis per protestare contro le azioni dell’Ice. Il leggendario musicista è salito sul palco di un evento di raccolta fondi per Renee Good e Alex Pretti nello storico locale First Avenue nel centro di Minneapolis. Le voci su una sua possibile apparizione erano circolate tra il pubblico, e l’energia in sala è cresciuta già prima del suo arrivo. Springsteen, con le parole Arrest The President sulla chitarra, ha cantato il nuovo brano “Streets of Minneapolis”.
Don Lemon, l’ex giornalista di Cnn, è stato rilasciato. Un giudice di Los Angeles ha infatti disposto che venisse fatto uscire dal carcere senza alcun pagamento ma sulla base del suo riconoscimento personale. Lemon, arrestato per le proteste in una chiesa in Minnesota, non deve consegnare il suo passaporto ma deve chiedere l’autorizzazione per poter viaggiare fuori da Paese.
Video ‘Ice out of Minnesota’, manifestanti in marcia a Minneapolis
Il punto alle ore 19 italiane del 30 gennaio 2026
(di Alessandra Baldini)
Donald Trump torna sulla linea dura, definisce Alex Pretti “un agente provocatore” e fa arrestare Don Lemon, per anni uno dei volti più noti della Cnn. L’Ice resta a Minneapolis mentre il presidente attacca la stampa colpevole di aver acceso i riflettori sui federali a viso coperto che hanno causato la morte di Pretti e di Renee Good, due cittadini americani impegnati nelle proteste.
Lemon, per 17 anni anchor della rete all news, è stato arrestato nel cuore della notte a Los Angeles per esser entrato il 18 gennaio con le telecamere in una chiesa di St. Paul, la città ‘gemella’ di Minneapolis, dove era in corso una manifestazione anti-Ice. Sulla base di un nuovo video in cui si vede Pretti che “prende a calci e sputa in faccia a un agente federale perfettamente calmo”, Trump intanto getta benzina sul fuoco e definisce l’infermiere uccso dai suoi agenti mascherati “un agitatore e forse un insurrezionalista” sfumando ulteriormente i diritti alla libertà di espressione protetti dalla Costituzione. L’arresto di Lemon e di altre tre persone (una giornalista freelance e due attivisti) è stato annunciato su X dall’Attorney General Pam Bondi “in relazione all’attacco coordinato contro una chiesa di St. Paul” uno dei cui pastori è un agente dell’Ice. Tornato a los Angeles per organizzare la copertura dei Grammy, Lemon è stato incriminato per violazione di una legge federale che vieta di impedire la libertà di culto. L’anchor ha negato di aver personalmente preso parte alla manifestazione, ribadendo di essersi trovato sul posto in veste di reporter, così come ha proclamato anche da Giorgia Fort, l’altra giornalista arrestata: “Sono stati violati i miei diritti protetti dalla Costituzione”.
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La stampa è da tempo uno dei bersagli preferiti di Trump che ha vietato ai giornalisti l’ingresso al Kennedy Center per la prima di Melania, il documentario su sua moglie pagato da Amazon 75 milioni di dollari. “Don fa il giornalista da 30 anni, e il suo lavoro a Minneapolis è tutelato dalla Costituzione, ha dichiarato l’avvocato di Lemon, Abbe Lowell, mentre il capo dei Dem del Senato Chuck Schumer ha attaccato lo “stato di polizia” di Trump in cui chi fa il giornalista “deve guardarsi le spalle”. Dopo esser stato allontanato dalla Cnn nel 2023 per commenti sessisti e ageisti, Lemon lavora oggi come giornalista indipendente e conduce un proprio programma su YouTube. Solo all’inizio della settimana, sull’onda dell’ira popolare e di tensioni nel suo stesso partito, Trump aveva promesso un parziale ritiro degli agenti mascherati che pattugliano da settimane Minneapolis come fosse Fallujah. E solo ieri l’inviato speciale presidenziale a Minneapolis Tom Homan aveva promesso di ridurre “presto” gli effettivi federali dispiegati in città, senza rinunciare alla missione, ma “portandola avanti in modo più intelligente”.
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Intanto il Dipartimento della Giustizia ha annunciato l’apertura di un’inchiesta su possibili violazione dei diritti costituzionali da parte degli agenti coinvolti nel caso Pretti, alzando così il livello del caso: finora si era parlato di una indagine tecnica sull’uso della forza, se cioè la procedura che ha portato alla morte dell’ex infermiere sia stata “corretta” secondo i protocolli interni. “Stiamo cercando ogni elemento che getti luce su quel giorno”, ha detto Todd Blanche, il vice della Bondi, precisando che ad occuparsi dell’inchiesta saranno Fbi e Homeland Security. Blanche ha negato però che si tratti di una inversione di rotta nell’approccio al caso Pretti dopo una settimana di critiche durissime. “Non voglio esagerare ciò che sta accadendo», ha detto. Non voglio che il messaggio sia che c’è una gigantesca indagine sui diritti civili. La definirei piuttosto un’indagine standard dell’Fbi”.
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