Ultima seduta della settimana in denaro per le Borse europee, dove spiccano i guadagni di Milano e Madrid sostenute dal settore bancario. Il contesto resta comunque di elevata attenzione, con gli occhi al prossimo cambio al vertice alla Federal Reserve. Sul fronte macroeconomico, la crescita del PIL italiano, nel quarto trimestre del 2025, si attesta allo 0,3% rispetto al trimestre precedente, risultando superiore al 0,1% del trimestre precedente ed al 0,2% del consensus. La crescita tendenziale si attesta allo 0,8% rispetto allo stesso trimestre del 2024.
Segnali di recupero dall’economia tedesca nel 4° trimestre del 2025. Secondo la stima preliminare, il PIL dovrebbe aver registrato un aumento dello 0,3% su base trimestrale, più del 0,2% delle stime di consensus e contro la variazione nulla registrata nel trimestre precedente. Sempre in Germania, secondo la stima preliminare, i prezzi al consumo a gennaio hanno registrato un aumento dello 0,1% su base mensile, rispetto alla variazione nulla del consensus e del mese precedente. Su base annuale, la variazione dei prezzi è indicata al 2,1%, dopo il 1,8% del mese precedente, e risulta superiore al 2% del consensus.
Rallenta invece il PIL dell’Eurozona nel 4° trimestre 2025. Secondo la stima preliminare di Eurostat, il PIL dell’Eurozona dovrebbe essere salito dello 0,3% su base trimestrale, sostanzialmente allineata a quella del trimestre precedente, ma al di sopra del 0,2% atteso dagli analisti.
I principali indici
Tra i mercati del Vecchio Continente sostenuta Francoforte, con un guadagno dello 0,94%, giornata moderatamente positiva per Londra, che sale di un frazionale 0,51%, in frazionale rialzo anche Parigi a 0,68%.
Il listino milanese archivia la seduta con un guadagno dell’1,00% sul FTSE MIB; sulla stessa linea, il FTSE Italia All-Share guadagna lo 0,99% rispetto alla seduta precedente, chiudendo a 48.358 punti. Sale il FTSE Italia Mid Cap ( 0,79%); sulla stessa linea, positivo il FTSE Italia Star ( 0,75%).
I titoli di Piazza Affari
In cima alla classifica dei titoli più importanti di Milano, troviamo Campari ( 2,96%), Mediobanca ( 2,83%), Intesa Sanpaolo ( 2,16%) e Stellantis ( 2,04%). Le peggiori performance, invece, si sono registrate su Fincantieri, che ha chiuso a -4,02%. Si muove sotto la parità Azimut, evidenziando un decremento dell’1,39%. Contrazione moderata per ENI, che soffre un calo dello 0,95%. Sottotono Ferrari che mostra una limatura dello 0,81%.
Al Top tra le azioni italiane a media capitalizzazione, Safilo ( 13,18%), Avio ( 6,78%), Ferragamo ( 4,58%) e Comer Industries ( 3,41%). I maggiori ribassi, invece, hanno toccato Fiera Milano, che ha terminato le contrattazioni a -1,83%. In calo Danieli, che che lascia sul terreno l’1,27%. Fiacca Carel Industries, che mostra un decremento dell’1,18%. Discesa più moderata per Italmobiliare, che cede l’1,07%.
Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha nominato Kevin Warsh prossimo presidente della Federal Reserve. Lo ha annunciato lo stesso Trump su Truth. Warsh raccoglierà il testimone – alla scadenza del suo mandato a maggio – di Jerome Powell, ripetutamente criticato dal presidente Trump che in più occasioni lo avevano definito addirittura “incompetente”. Il timore ora è che in un periodo segnato da incognite ed incertezze, Trump vada in pressing su Warsh – come fatto con Powell. Non a caso nell’ultima conferenza stampa, Powell ha ribadito con forza l’importanza dell’indipendenza della banca centrale, definendola un elemento essenziale delle democrazie avanzate e una protezione contro la politicizzazione della politica monetaria.
Warsh era già stato un candidato alla presidenza nel 2017 quando Trump gli preferì Powell. Dovrà trovare il giusto punto di caduta tra la linea dei “falchi” della Fed per i quali l’inflazione sopra il 2% è ancora troppo alta e mostrano cautela su possibili ulteriori tagli dei tassi e le “colombe” che non nascondono la preoccupazione per l’indebolimento del mercato del lavoro.
La sua nomina dovrà comunque passare dal semaforo verde del Senato, dove i Repubblicani hanno una maggioranza decisamente risicata. Appena 3 voti.
La nomina avviene dopo che mercoledì la Federal Reserve, come ampiamente previsto dal mercato, ha lasciato invariati i tassi di interesse nel range 3,50-3,75%, dopo i tre tagli consecutivi dell’anno scorso (a settembre, ottobre e dicembre), ignorando le forti pressioni della Casa Bianca per una riduzione del costo del denaro e preferendo attendere di vedere come si evolverà l’economia per ulteriori sforbiciate. Nel comunicato post riunione, il Federal Open Market Committee ha sottolineato che gli ultimi indicatori mostrano un’attività economica “in solida espansione”, mentre il mercato del lavoro evidenzia segnali di stabilizzazione del tasso di disoccupazione.
La decisone è stata votata con il voto contrario di Stephen Miran e Christopher Waller, che avrebbero preferito abbassare di un quarto di punto percentuale l’intervallo obiettivo per i tassi.
I principali appuntamenti della prima settimana di febbraio
Prossimo importante banco di prova della tenuta dell’economia statunitense ci sarà venerdì 6 febbraio, con il tasso di disoccupazione unitamente ai Nonfarm Payrolls di gennaio.
In settimana sono attesi anche l’inflazione e gli indici PMI di gennaio dell’Eurozona e dei principali paesi del Vecchio Continente. In Asia, invece, occhio alle elezioni anticipate convocate dalla Premier giapponese Sanae Takaichi per domenica 8 febbraio.


